Monastero dei |
SS. Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi
il monastero dei SS. Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi (NA)
Ponti Rossi: la collina dove fiorì la Grazia
Nel cuore del centro storico di Gallipoli, tra vicoli silenziosi e case addossate l’una all’altra, sorge il Monastero di Santa Teresa, un luogo che da oltre tre secoli custodisce una presenza contemplativa discreta e tenace. La sua storia affonda le radici nel pieno Seicento, un periodo in cui la città — allora sotto il Vicereame spagnolo di Napoli — viveva un momento di prosperità economica grazie al commercio dell’olio e a un vivace fermento religioso.
Il 22 ottobre 1910, nella cappella dedicata a Santa Teresa presso la chiesa di Santa Teresa al Museo, Antonietta Cattanea ricevette l’abito di Terziaria Carmelitana Scalza con il nome di Suor Teresa del Bambinello Gesù. La vestizione avvenne per mano del P. Dionisio di Santa Teresa, con decreto della Curia napoletana (10 ottobre 1910) e con il consenso del P. Eusebio della Presentazione, informati i Superiori Maggiori. La giovane, che già dal 5 settembre 1908 aveva tentato di entrare nel Secondo Ordine, il 15 agosto 1910 aveva lasciato definitivamente la casa paterna con l’intento di fondare un nuovo Carmelo.
La Provvidenza le pose accanto una figura luminosa: il P. Romualdo di Sant’Antonio, uno dei primi religiosi della restaurata Provincia, uomo dotato di straordinari doni naturali e spirituali. Dopo prudente discernimento, riconosciuta la volontà di Dio, egli divenne la sua guida più sicura.
La prima sede della nuova comunità fu una piccola stanza presso le Suore Betlemite, a Santa Maria dei Monti ai Ponti Rossi. Nel febbraio 1911 fu preso in affitto il secondo piano della casa e, grazie alla benevolenza delle religiose, venne trasformato in un minuscolo monastero con otto celle, un oratorio con sagrestia, roberia, saletta di ricreazione, cucina e parlatorio.
Nonostante diffidenze e ostilità, ben presto vi giunsero anime elette, tra cui Matilde de Liguoro, che prese il nome di Suor Maria Serafina del Sacro Cuore e divenne la prima maestra delle novizie. A indirizzarla verso la nuova fondazione fu il suo padre spirituale, il venerabile P. Berardo Atonna dei Minori Francescani, oggi in causa di beatificazione.
Il 22 aprile 1912, grazie alla generosità della pia signora Felicia Parisi – che aveva già assicurato a Suor Teresa la dote necessaria – fu possibile acquistare un terreno con un piccolo fabbricato sulla collina di Santa Maria dei Monti, proprietà dell’avvocato Giuseppe Abbamonte. La palazzina venne adattata alla vita regolare e, il 13 febbraio 1913, era pronta ad accogliere la comunità. Intanto, i lavori del nuovo monastero, iniziati nel luglio 1912, procedevano lentamente ma senza interruzioni, guidati con sapienza dal P. Romualdo. Dotato di fiducia illimitata nella Provvidenza, egli curava ogni dettaglio: disegnava bozzetti, perfezionava i progetti, seguiva gli operai e spesso lavorava con loro. Quando, il 23 novembre 1920, la comunità entrò nei nuovi locali, trovò nelle celle, nei corridoi e perfino nelle grate l’impronta della sua fede e della sua arte.
Ma soprattutto P. Romualdo si dedicava alle anime, formando le religiose all’austerità e alla dolcezza della vita carmelitana, più con l’esempio che con le parole.
Il 26 giugno 1923, per la prima volta, suonarono le campane del nuovo monastero. Quel giorno avvenne un prodigio: Suor Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso (Giuseppina Catanea, sorella della fondatrice), inferma da cinque anni e immobilizzata a letto per meningismo spinale, broncoalveolite e frequenti crisi anginose, guarì istantaneamente al tocco del braccio reliquiario di San Francesco Saverio.
Il fervore della comunità, già fedele alla Regola teresiana, crebbe ancora. Con rinnovata speranza si chiese al Signore di poter appartenere di diritto al Secondo Ordine Carmelitano. Il 7 dicembre 1932 arrivò finalmente l’erezione canonica: il monastero fu posto sotto la giurisdizione dell’Arcivescovo.
Nello stesso anno, il Venerdì di Passione, la comunità visse un altro momento straordinario: una Santa Spina della Corona di Cristo, donata nel 1914 ma priva di autentica, fiorì miracolosamente. Mons. G. Battista Alfano, membro della commissione d’esame, descrisse il fenomeno: la Spina, osservata più volte nei giorni precedenti, apparve alle ore 16 con una piccola foglia giallo‑paglina alla base, macchie rosse e una goccia di liquido rosso rubino nella biforcazione, simile a sangue.
Il 25 gennaio 1933 Madre Teresa di Gesù emise i voti solenni; poco dopo anche le altre religiose entrarono ufficialmente nella grande famiglia carmelitana. Il 1º marzo fu concessa la clausura.
Restava da realizzare un ultimo desiderio: costruire una nuova chiesa dedicata ai Santi Teresa e Giuseppe, in sostituzione della piccola cappella inaugurata il 26 settembre 1923. La prima pietra fu posta il 26 giugno 1937. Intanto cresceva la fama di santità di Suor Maria Giuseppina, e la comunità sperimentava continuamente la protezione del Cielo.
Il 14 marzo, un nuovo miracolo: Suor Maria Giuseppina, priora del monastero, morì dopo atroci sofferenze. Nonostante la setticemia e la cancrena, che avrebbero reso impossibile una lunga esposizione, il suo corpo rimase incorrotto, flessibile e roseo per quattordici giorni, suscitando stupore nei medici e devozione nei fedeli.
Nel 1955 i lavori della chiesa erano ormai al termine. P. Romualdo, che come per il monastero aveva svolto il ruolo di architetto, ingegnere e talvolta manovale, curava con amore le rifiniture. Non mostrò stanchezza fino alla festa di San Giuseppe; poi non salì più al Carmelo. Il 21 aprile, nel convento di Santa Teresa a Chiaia – dove aveva iniziato la vita religiosa – si spense serenamente. Le sue spoglie furono presto accolte nella nuova chiesa, consacrata dal cardinale Marcello Mimmi il 22 ottobre 1955.
La chiesa, adiacente al monastero, presenta una facciata sobria, dominata dalla statua in pietra di Santa Teresa d’Avila e dallo stemma episcopale che ricorda il suo fondatore. L’interno, a navata unica, è un piccolo scrigno del barocco leccese: altari, tele e un monumentale retablo in pietra leccese testimoniano la ricchezza artistica del periodo e la cura con cui il complesso fu realizzato.
Oggi il Monastero di Santa Teresa continua a essere un luogo di silenzio e preghiera, quasi sospeso nel tempo. Mentre la città intorno è cambiata, le Carmelitane Scalze hanno mantenuto viva una tradizione secolare fatta di contemplazione, lavoro e discrezione. Il monastero non è solo un monumento storico, ma un frammento vivo della Gallipoli spirituale, quella che resiste dietro le mura antiche e che continua a custodire un’eredità preziosa.
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- Monastero Dei SS.Teresa e Giuseppe ai Ponti Rossi
- Via Santa Maria dei Monti ai, Via Ponti Rossi, 301, 80141 Napoli NA
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