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Monastero del |

S. Cuore di Gesù e
S. Teresa del B. Gesù

il monastero del S. Cuore di Gesù e di S. Teresa del B. Gesù a San Simone di Tuglie (lecce)

Il silenzio che resiste: la lunga vita del Monastero di Santa Teresa

Nel piccolo borgo rurale di San Simone, tra Tuglie e Sannicola, il paesaggio del Salento custodisce un luogo che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento spirituale e sociale: il Monastero del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Teresa del Bambin Gesù. La sua storia è relativamente recente rispetto ai grandi complessi monastici del territorio, ma non per questo meno significativa.

Il monastero nacque nel XX secolo, in un periodo in cui la devozione al Sacro Cuore di Gesù e alla giovane carmelitana Santa Teresa di Lisieux — canonizzata nel 1925 e subito amatissima — si diffondeva con forza in tutta Italia. La spiritualità teresiana, semplice e ardente, trovò terreno fertile anche nelle comunità rurali del Salento, dove la fede popolare era profondamente radicata.

Il complesso fu fondato per accogliere una piccola comunità di religiose dedite alla preghiera, al lavoro e alla vita fraterna. Non si trattava di un grande monastero di clausura, ma di una casa religiosa che univa spiritualità contemplativa e servizio alla popolazione locale. Le suore, infatti, svolgevano attività educative, catechetiche e di sostegno alle famiglie del borgo, diventando una presenza familiare per gli abitanti di San Simone.

La dedicazione doppia — Sacro Cuore di Gesù e Santa Teresa del Bambin Gesù — rifletteva due poli spirituali molto sentiti nel primo Novecento:

  • da un lato, la devozione riparatrice e affettuosa al Cuore di Cristo, diffusissima grazie alle Visitandine e alle rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque;

  • dall’altro, la “piccola via” di Teresa di Lisieux, fatta di umiltà, fiducia e abbandono, che conquistò rapidamente il mondo cattolico.

La facciata, slanciata e armoniosa, si distingue per la sobria eleganza dei tre grandi finestroni che interrompono il suo verticalismo monumentale. Insieme all’annesso monastero, l’edificio rappresenta una sintesi felice di bellezza architettonica e solennità.

All’interno, la luce scende dall’alto come una benedizione, mentre un silenzio avvolgente invita il pellegrino a un raccoglimento ancora più intimo, quasi per ascoltare il respiro dell’anima che si fa preghiera. Nel vestibolo d’ingresso, sulla destra, si trova il sarcofago di Madre Carmela, scomparsa l’8 giugno 1955, la cui statua in bronzo è opera dello scultore Raffaele Giurgola.

Il monastero divenne così un centro di spiritualità semplice e popolare, frequentato da fedeli dei paesi vicini, soprattutto in occasione di novene, feste liturgiche e momenti di preghiera comunitaria.

Con il passare dei decenni, come accaduto a molte comunità religiose minori, il numero delle suore diminuì progressivamente. La casa religiosa rimase comunque un punto di riferimento affettivo per gli abitanti della zona, che continuano a ricordarne la presenza silenziosa e operosa.

Oggi il monastero continua a essere un’oasi di silenzio, mantenendo viva la tradizione carmelitana che affonda le radici nella riforma di Santa Teresa d’Avila.

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